io non lo so se mi faccia bene tutto questo.
ieri sera mi hanno chiesto "ma tu cosa vuoi?".
ecco, non lo riesco a dire. come posso fare?
dovrei interpretare i rari sogni che difficilmente ricordo al risveglio!?
"sogno che ti prendo
come neve a ciuffi
soffio sui baci allontanati
sui baci tuoi versati"
sogno - gianna nannini
va bene ugualmente.
avevo un programma pomeridiano ed è saltato, causa lavoro. conosco più di due persone che farebbero subito facili ironie su questo fatto. ma, ripeto, va bene ugualmente. dopotutto oggi mi sento bene.
ed ora, snocciolando due pistacchi, e sorseggiando un succo di arancia al gusto di martini bianco, mi svesto girovagando per casa accompagnata da reckoning ad un volume poco consono. ma poco m'importa, cari condomini, starò a casa per poco. sopportatemi giusto il tempo di una doccia. mi spoglio e spoglio un altro pistacchio e mi rendo conto che per fortuna hanno il guscio, così dopo un po' ci si stanca e si smette.
un aperitivo home made in previsione di una serata tranquilla, tutto fila no?
il mio calendario dell'avvento sarà la scrittura. invece di girare le caselle e trovare i cioccolatini scrivo fino a natale senza sapere cosa troverò.
stupido o utile? vedremo.
"who are you now
and who were you then
that you thought somehow
you could just pretend"
so what - ani difranco
è un piano sequenza, mi segue dal parcheggio al portone, inquadra la mia nuca e la mia andatura lenta, nonostante stia piovendo di nuovo. non posso farci niente. non mi spaventa il quartiere silenzioso e buio. avanzo lentamente soppesando ogni passo, come se ad ognuno di esso corrisponda un rebus da risolvere. e non riesco ad andare avanti se non riesco a trovare la soluzione. e mi rendo conto che, più che una soluzione, quella che cerco è un'esigenza. tornare qui.
sarà l'effetto placebo - che non è un gioco di parole ma fa sorridere ugulmente - o sarà che a volte finisco in un vortice di silenzio che mi spaventa e non voglio assecondarlo. sarà che oggi sistemando qualcosa in libreria mi sono imbattuta in un quaderno di miei pensieri scritti a mano - bic su carta - e mi ha reso nostalgica.
così, ho deciso, mi do una spinta verso la superficie ed esco da quest'apnea che non porta a niente. mi voglio più bene e imparo a scegliere. così torno a scrivere e soffio su un fiore di tarassaco esprimendo un desiderio.
e tu che leggi, sì proprio tu, non pensare che stia scrivendo di te.
"le mie parole sono sassi, precisi e aguzzi,
pronti da scagliare"
le mie parole - pacifico
come una scena di un film.
una strada a doppio senso, doppia riga continua. in macchina, seguendo i cartelli verdi dell'autostrada, lascio il mare sulla mia sinistra, in direzione milano. appena prima del raccordo incrocio la sua vespa in perenne sorpasso. abbasso il mio finestrino, la mia mano sinistra si sporge quasi a toccare la sua. per un istante i nostri sguardi si incrociano.
e ci scambiamo un dolcissimo triste sorriso.
come una scena di un film, magari il finale.
quando invece per me è solo l'inizio.
"è difficile lo so, lo sai"
raf - due
mi ritrovo fissa ad osservarti, da una lontananza con la quale i miei umori faranno presto i conti. una lontananza ogni giorno più vicina, tanto che riesco quasi a sentire il profumo di mare.
canti sottovoce disinvolta mentre ti fingi impegnata e la luce, concentrata alle tue spalle, entra prepotente nella tua stanza.
mi scopro senza paura, uno strato alla volta, alimentando una poesia, la tua.
buon pomeriggio.
"e so che serve tempo
non lo nego..."
tiziano ferro - indietro
è stato rapido e indolore, giusto il tempo di mettere l'acqua per il tè.
non erano tante cose, ma erano le tue ed erano qui da troppo tempo, in una forma ormai inadatta a noi. e, anche se non ero nella stessa stanza presente, so per certo che in pochi secondi hai ripiegato ogni cosa con cura. come se fossero oggetti preziosi.
e con la stessa cura ti preoccupi del mio stare bene e mi dimostri che sono importante. ed io non desideravo altro, oggi, rispondendo al citofono e aprendo la porta.
non erano tante cose, ma so che troveranno il modo di tornare in un'altra forma. e continueranno a farmi stare bene.
ma ora, mentre non riesco a spiegarmi come possa non avere sonno, ascolto un po' di musica a basso volume e mando messaggi inspiegabili che mi strappano continui sorrisi. e se proprio mi viene concesso il lusso di scegliere, definisco mentalmente un punto esatto dove vorrei un bacio adesso.
e mi costringo al sonno.
ti saluto agosto duemilanove.
mi hai cullato con il canto dei grilli.
mi hai insegnato che, se ti va, riesci a far maturare l'uva un mese prima.
mi hai reso consapevole di non saper fare i pomodori secchi.
mi hai concesso due giorni di ferie al lago invogliando i pensieri positivi.
mi hai riaccompagnata a casa con un sasso in borsa che mi riempiva il cuore.
mi hai protetta come una campana di vetro, lasciando che curassi le ferite.
mi hai fatto lavorare come la schiava isaura.
mi hai regalato il nipote più bello del mondo.
emozionandomi come non pensavo fosse possibile.
piangendo come non avevo mai fatto.
non mi resta che uscire fuori dimostrando a me stessa chi sono.
"è tempo di imparare a guardare
è tempo di ripulire il pensiero
è tempo di dominare il fuoco
è tempo di ascoltare davvero"
settembre - cristina donà
questa è una notte in cui la luna ha baratto con il sole l'effetto diurno.
questa è una notte di luna piena e la mia porzione di montecucco senza lampioni non invidia le illuminaizoni delle grandi città. mi lascia uscire senza timori, mi lascia camminare in giardino senza bisogno di accendere lampade e non mi importa se i cani impiegheranno ore a cercare il punto giusto per fare pipì. li lascio annusare con quel fare agitato, buffo, tra i fili d'erba e il canto dei grilli nascosti e cerco di riempirmi di tutto ciò che mi circonda. come?
apro la sac a posh e la riempo con una crema di naso bagnato di cane che vuole le coccole, estasi di profumi di erbe aromatiche, silenzio notturno che sa cullare, i messaggi degli amici, l'odore tranquillo di casa, pelle d'oca ad agosto, un quadrato di ottima cioccolata e l'amore del quale sono stata protagonista e fautrice. infine, stile bignè, farcisco il cuore.
per un po' dovrebbe reggere, almeno fino a quando non troverò gli ingredienti del prossimo impasto. qualcosa di nuovo, ovviamente. questo è il whistle stop cafè, dove non si serve ogni giorno la stessa minestra.
ma, anche se la porta è sempre aperta, sa varcarla solo chi ha coraggio.
"..aspetta che sia io a dimenticare
che sono stata cieca troppo tempo
elemosinando amore.."
tutto passa - veronica marchi
tira tira tira la corda.
puoi fare di più, puoi fare di più.
strapazzati e con i pezzeti di quel che resta di te colma i vuoti mentali.
non permetterti di pensare oltre il futile quotidiano.
per ora, non permetterti più di scrivere di notte.
ma scrivi per te, scrivi anche di notte, ma solo per te.
tira tira tira la corda. puoi fare di più.
puoi trovare il modo perché il dolore non vada a braccetto con il ricordo.
puoi trovare la chiave per sfondare il muro dell'assurdità.
perché in fondo la conosci perfettamente, la verità.
in fondo lo sai che puoi andare avanti.
ma dimmi tu come posso riuscirci,
se continuo a sentirti anche se non mi sfiori.
se non riesco a smettere di ascoltarti.
e così tiro tiro la corda, sperando non si spezzi.
"...anche distante non ho mai smesso
di portarti addosso..."
sorrido - marina rei
forse mi serve una mano, ma so che non la chiederò.
forse non sono bastate queste lacrime, ma del resto a cosa servono?
forse un giorno inventeranno un vaccino per il male d'amore.
forse ho solo bisogno, ancora bisogno di te.
forse serviranno ancora altre settimane, altri lunedì.
forse quest'ansia ucciderà tutto il buono che ho dentro.
forse un giorno avrò il coraggio di vedere la verità.
forse è solo un brutto sogno, solo mio.
"..everyone has a skeleton
and a closet to keep it in
and your mine
every song has a you
a you that the singer sings to
and you're it this time..."
dilate - ani difranco
afterhours
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